Autoritratto di una guerra

“Se avessi una videocamera, cosa vorresti filmare?”

Inizia così l’amicizia tra una donna curda e Osama Mohammed, un giovane regista siriano costretto all’esilio in Francia dopo l’espansione della rivolta nel suo paese; è questa amicizia il punto di partenza del documentario “Autoritratto siriano” ,un documentario composto da 1001 immagini raccolte da cittadini siriani che mostrano l’orrore nel quale stanno vivendo.
Il film alterna continuamente immagini di vita, un bambino appena nato, con immagini crude di morte: sono immagini dure da guardare, ma che fanno riflettere.
Lo slogan “inizia il cinema”, ripetuto spesso nella pellicola, assume due significati: da una parte il documentario mostra molte persone che, andando al cinema, cercano di fuggire dalla realtà, di rifugiarsi in un’altra dimensione per un’ora e mezzo almeno; dall’altra parte il cinema è inteso come lo spettacolo della guerra, a cui tutti noi stiamo assistendo, ma dove nessuno interviene.
Nonostante si possa vedere la disperazione e la paura delle persone, si intravede anche un velo di speranza, una speranza che raggruppa i siriani come fratelli e li convince a iniziare una marcia pacifica verso una meta non materiale, una meta che si chiama libertà.

un immagine tratta dal documentario

i due registi al festival del cinema di Cannesguarda il trailer

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