La sceneggiatura del cortometraggio “LA CITTA’ IDEALE” (italiano)

CORTOMETRAGGIO

TITOLO: La città ideale

Sceneggiatura realizzata dagli studenti delle classi 2A classico, 4 B e 4D linguistico del liceo “Primo Levi” di San Donato e San Giuliano Milanese

Personaggi:

Voce narrante: Sofia Cardellino(2A classico)

Corifeo: Letizia Torre (2A classico)

Coro: Nicolo’ Nicolosi (voce solista), Sofia Cardellino, Giuditta Pistone, Irene Radice, Antonietta Monastra  (2A classico), Mathilde Michelin, Layla Wehbe’ e Andrea Micolitti (4B linguistico)

Nur: Alessandra Benoma (4D linguistico)

Odisseo: Lidia Cerutti  (2A classico)

Enea: Annalisa Grillo  (2A classico)

Dreyfus: Gianmatteo Bresciani (4D linguistico)

Migrante italiano: Michele Giancola  (2A classico)

Myriam: Alessia Milone (2A classico)

SCENA I

(In un vagone di un treno, due passeggeri qualunque, che non si conoscono, sono sistemati comodamente ai loro posti, avendo occupato tutti gli altri spazi liberi con bagagli, giacche, cappotti, giornali…

C’è un silenzio assoluto, si sentono soltanto il rumore del treno in viaggio e il suono delle pagine del giornale che uno dei passeggeri è intento a leggere.) (per 30/40 secondi)
VOCE NARRANTE:  “Immagino vi starete chiedendo chi sono queste persone. Vi rispondo subito: sono tutti (pausa) e nessuno. Non è importante sapere da dove provengono, né dove andranno, né  la loro storia. Ognuno di noi può essere o non essere un passeggero, ognuno di noi può essere o non essere uno straniero.”
(La porta del vagone si apre cigolando, i due passeggeri si voltano all’unisono per guardare chi sta entrando. Sono maldisposti all’arrivo dei due nuovi viaggiatori, si avverte una chiara riluttanza a stringersi, a dividere lo spazio disponibile. I primi arrivati lanciano un’occhiata d’intesa e tornano a fare con indifferenza quello che stavano facendo. (leggere il giornale, guardare fuori dalla finestra, stare al cellulare…)
VOCE NARRANTE: “Perché non vogliono stringersi e dividere lo spazio disponibile? I passeggeri arrivati per primi considerano ogni nuovo arrivato un intruso, come autoctoni che rivendicano per sé tutto lo spazio. Eppure per tutti lo scompartimento del treno è un soggiorno provvisorio, e in fondo non e` anche provvisorio il nostro soggiorno su questo pianeta? Difendiamo le nostre precarie dimore con accanimento ostinato e  senza ragione le delimitiamo entro rigidi confini”
DISSOLVENZA…

I viaggiatori “intrusi” scendono dallo scompartimento del treno camminano e finiscono per confondersi con una folla che avanza….
VOCE NARRANTE:  Integrazione: “Noi uomini siamo sempre stati in cammino: migranti, fuggitivi, profughi o avventurieri. A volte pochi, a volte in massa, spesso abbiamo suscitato incomprensioni, paura, odio e conflitti. E’ sempre stato cosi’.

Oggi vogliamo raccontare una storia  diversa, vogliamo immaginare una citta’ dell’accoglienza e della condivisione.

Ecco che davanti alle porte della nostra citta’ sta arrivando una folla. Sono stranieri che hanno fatto un lungo viaggio, provengono dal passato e dal presente, forse dall’ est e dall’ ovest, o forse dal nord e dal sud.  Riconosco Odisseo, Enea; c’e’ anche l’ebreo Dreyfus e accanto a lui un migrante italiano.

Gli abitanti della nostra citta’ sono andati ad attenderli fuori dalle porte.  Ascolteranno le loro storie e sicuramente li accoglieranno.

Vedo anche delle donne. Chi sono?

SCENA II

Il cammino

Si vede una folla eterogenea di persone in cammino (ci sono anche i due viaggiatori “intrusi” della scena del treno). La folla cammina in direzione della citta` ideale

Si sentono i pensieri di un personaggio. Una giovane ragazza.

Nur:  (continuando a camminare con la folla stanca verso la porta della città ideale. Appare  timorosa, imbarazzata, a disagio)  Sono qui…sono davvero arrivata?…dunque è questa la fine del mio viaggio?… non riesco a crederci…ce l’ho fatta!…grazie Allah…davvero le mie sventure siano finite…sarò accolta  bene?…[guardandosi attorno] da dove viene tutta questa gente…. Chissa`?…accoglieranno tutti?   (abbassa lo sguardo verso la pancia, è incinta. Pronuncia le parole con tenerezza)  E il mio bambino… sarà salvo anche lui?…

[parla con voce sommessa al bambino nel grembo] “Bambino mio, non hai neppure un nome e già rischi la vita. Siamo arrivati fino a qui in cerca di una vita migliore. E`arrivato forse il momento per trovarti un nome….mi è sempre piaciuto Tanja, speranza. Se tu fossi una femminuccia ti chiamerei Aidha, colei che parte e ritorna…perché noi torneremo bimbo mio, te lo prometto. Ti farò vedere le spiagge di Jableh, la nostra vecchia casa e conoscerai la nostra grande famiglia.”

SCENA III

Scorcio della citta` ideale: una porta, le mura? …..Saluto di accoglienza, pronunciato dal corifeo a nome di tutti gli abitanti della citta` ideale

Corifeo: (allargando le braccia in segno di accoglienza)  “Benvenuti. Avete fatto un lungo viaggio forse doloroso e sofferto. Riposate. Avrete qui ospitalità e  amicizia. Deciderete voi   se rimanere con noi  oppure ripartire . Coraggio, raccontateci le vostre storie  senza timore

SCENA IV

Il greco Odisseo

VOCE NARRANTE: Il primo a farsi avanti e’ il  greco  Odisseo

Odisseo: (si fa avanti tra la folla Odisseo, pieno di dignita`, con voce ferma) “Stranieri, fratelli, e` vero,  giungo a voi dopo un lungo e straziante viaggio. Molti compagni lungo il cammino ho perduto.  Arrivo solo, stanco e affaticato.  Sono Odisseo di Itaca, figlio di Laerte, e adesso abbracciandovi le ginocchia, vi chiedo di prestare  ascolto (inchinandosi): gli dèi mi hanno concesso arrivando qui un dono pari alle sofferenze patite.

Ah me misero! Molte angosce mi diedero gli dei celesti! (scuote la testa abbassando lo sguardo) Molte pene io e i compagni patimmo sul mare  e  per la collera degli dei, orrende tempeste affrontammo. Navigai per il Mediterraneo per lunghi anni, sconvolto nel cuore, perdendo anche i cari compagni, Giungo qui naufrago e solo. Perche` tutto questo dolore?  Infausto destino quello di chi mi ha accompagnato, aiutato e sorretto. Ho visto ognuno dei loro volti passare, ho visto teste affiorare e affondare, ho visto affogare fino all`ultimo amico. Ora stremato chiedo protezione e ristoro prima di riprendere il viaggio.”

Commento del coro

Tutto il coro (all`inizio, poi prosegue solo il corifeo) “ /Odisseo/, hai patito indicibili  sofferenze/, per lungo tempo/ sei rimasto in balia dei capricci degli dei./ Sappi pero` che  gli uomini /sono anche padroni del proprio destino/. Nessuno conosce le proprie possibilita` finche` non le mette alla prova. Sarai rifocillato e accolto, ti verrà offerto un calice di vino dolce e un letto per la notte. Ritroverai  il coraggio e la forza di ripartire”

SCENA V

Il pius Enea

VOCE NARRANTE: Ecco Enea forse incoraggiato dall`accoglienza riservata al nemico di un tempo, Odisseo

Enea: (con una esclamazione piena di dolore) Curioso destino trovarsi qui,  insieme all`antico nemico, tutti e due bisognosi di aiuto, reduci dalla stessa guerra. Io sono Enea, fuggito da Troia in fiamme, abbattuta dai Greci (indica Odisseo li` a fianco). Noi vinti fummo costretti alla fuga per volere degli dei. Li`, nella patria perduta, con mio sommo dolore, lasciai l`amata moglie Creusa. Mi misi per mare, con me erano i compagni, l’anziano padre Anchise, mio figlio Iulo e i Penati. Peregrinai a lungo, ignota la meta, cercando la terra destinata ad essere la nuova patria. Più volte cercai di fondare citta`, ma orribili sventure  mi costrinsero ad abbandonarle. Persi cosi` molti cari amici e mio padre, stremato dall’età e dalle fatiche. Dolore indicibile! (abbassa lo sguardo trattenendo le lacrime / alza le mani al cielo) Prossimo alla rinuncia, fui convinto dai miei compagni a riprendere il cammino. Ora son giunto qui davanti a voi. Oh gloriosa citta`! A quali lidi siamo approdati? Avete ascoltato le mie pene e la sofferenza patita. In cuor mio so che una grande città può nascere dal dolore dei vinti e dalle ceneri di un popolo  distrutto.

Commento del coro

Tutto il coro (all`inizio, poi prosegue solo il corifeo): “ Pio Enea/, profugo/, hai superato molte avversità/. Sono le difficolta` a mostrare gli uomini/ e niente/ senza grande fatica la vita concede ai mortali! /Da noi, riceverai nel rispetto delle nostre leggi e tradizioni tutto l`aiuto  di cui hai bisogno. Come tu stesso hai detto, una speranza porti nel cuore “una grande città può` nascere dal dolore dei vinti e dalle ceneri di un popolo  distrutto” . Riprenderai il tuo cammino quando sarai pronto.

SCENA VI

Tutto il coro: “Non possiamo rimanere indifferenti al dolore /che leggiamo nei vostri volti,/ non c`è festa per noi davanti all`infelicità di un nostro fratello/. Coraggio/anche tu    raccontaci la tua storia./ Chi sei?/ Da dove vieni? (il coro si gira e si rivolge a Dreyfus)

VOCE NARRANTE: A queste parole un uomo in divisa militare fa un passo avanti per rispondere, e` l`ebreo Dreyfus
L`ebreo Dreyfus: ( ha l`atteggiamento fermo, deciso, un po` rigido di un militare. Emette  un sospiro, prima di parlare ) Io una patria  l`avevo, ero orgoglioso di essere francese…Ero un ufficiale di artiglieria assegnato allo Stato Maggiore, ma sono anche un ebreo, l`ebreo Dreyfus. Ero stato uno dei pochi ebrei allora ad arruolarmi nell’esercito francese. Anche a me fu fatale una guerra,  non perche` mi distrusse la patria o mi porto` lontano dai cari. Serviva un capro espiatorio per la sconfitta:  ero  ebreo, traditore per natura. Mi accusarono così di alto tradimento e la condanna arrivo`: un fulmine caduto ai miei piedi non avrebbe provocato un`emozione più violenta. Fui degradato e deportato nell’Isola del Diavolo. La mia spada fu spezzata. “Morte al traditore” gridavano. Ma io non avevo tradito la mia Francia…Dieci anni terribili di solitudine, umiliazione, rabbia e dentro di me un desiderio irrisolto di giustizia. Ma all`improvviso l’impensabile! Finalmente dopo tanti anni  la mia condanna fu annullata, ero libero, si, ma la libertà non è niente senza l’onore. Chi potrà restituirmi la mia vita, il  tempo perduto e la dignita`? Cerco nel mondo un luogo giusto e sicuro senza diversita`: sono giunto al traguardo?
Commento del coro
Tutto il coro (all`inizio, poi prosegue solo il corifeo): /Vittima di  ingiustizia/, hai sofferto in solitudine,/ bandito/ dal paese che servivi fedelmente./ Per la tua fede il popolo che servivi e amavi ti ha chiamato traditore e ti ha cacciato. Nella nostra città avrai  giustizia e sarai accolto./ Noi /abbiamo imparato il rispetto/ per le idee altrui, /a capire /prima di discutere/, a discutere/ prima di condannare/.

SCENA VII
VOCE NARRANTE: Si alza un altro sconosciuto: e` un  migrante  italiano
Migrante italiano: (con fare dimesso, quasi imbarazzato) Nella mia vita non ho conosciuto gloriosi campi di battaglia, ma solo duri campi da lavorare, da vangare. Chino sulla terra, con  mio padre e i miei fratelli,  ci sono stato  fino a 19 anni. Ma la terra con noi è stata avara e troppe erano le bocche da sfamare. Nel 1915,  era difficile trovare lavoro a Ganzirri: o avevi terre da coltivare o potevi solo sperare nell’aiuto del parroco. Decisi di partire. Avevo sentito di una terra dove la vita poteva essere migliore: l’America. Fu difficile abbandonare il profumo di arance della mia Sicilia. Era una mattina di maggio, sul molo si ammassava una folla di valige in cerca di una nuova vita.
Il viaggio fu terribile: tutti stipati su una grande nave, per giorni e giorni,  mancava l`aria, avevamo fame e non avevamo piu` coraggio. Una mattina la vidi, la grande statua. La nave si fermò, ci portarono in un enorme edificio vicino al porto:  Ellis Island. Ci misero in fila, ci visitarono, ci chiesero nome, eta`, se avevamo infezioni o malattie contagiose. Non tutti venivano accettati, alcuni li rimandavano indietro.
Solo in un paese sconosciuto, non capivo la lingua, ero impaurito. Mi tennero in quarantena, come facevamo noi al paese con le mucche malate, poi un giorno mi misero su un traghetto per Manhattan.  Cominciai a lavorare per pochi soldi, tanto “è italiano” dicevano, ma le ore di lavoro erano assai; vivevo in una cantina, insieme ad altri italiani, senza nemmeno il bagno.

Non mi sono mai sentito un americano. Mi guardavano con diffidenza perche` ero italiano, straniero. Per questo ho ripreso il viaggio,  per trovare un posto dove sentirmi di nuovo a casa.
Commento del coro
Tutto il coro (all`inizio, poi prosegue solo il corifeo): /O infelice/, rifiutato dalla terra/ che tu credevi il Paradiso. /È vero che ognuno considera barbaro chi e` diverso, e così sei stato trattato da schiavo nella patria della libertà, discriminato nella culla della democrazia.
SCENA VIII
VOCE NARRANTE: Una  giovane ragazza  si fa strada tra la folla e comincia a parlare. Dietro di lei , in silenzio, come a proteggerla, ( l’uomo tiene all’inizio le mani sulle spalle della ragazza) una figura maschile, il padre. Sono egiziani.
Myriam: “Mi chiamo Myriam, ho 18 anni. Sono musulmana di origine egiziana, ma sono nata in Italia e studio al liceo linguistico, ho due fratelli, nati in Italia come me. Dopo la nascita del mio fratellino più piccolo, i miei genitori decisero di tornare in Egitto: volevano farci crescere nella nostra famiglia e nella nostra patria. Anni prima , mio padre, spirito indipendente e coraggioso, aveva lasciato il paese per l`Italia, “il paradiso terrestre”. Visse li` lavorando 12 anni da clandestino.

Tornati in Egitto lui però non riusciva piu` ad ambientarsi. La vita era difficile, non trovava lavoro: parti` di nuovo e ci lascio` soli per sette anni. Io soffrivo, mi ammalavo di continuo, andavo male a scuola. Sapete? In Egitto gli insegnanti picchiano i loro alunni quando si comportano male o semplicemente non rispondono ad una interrogazione. Un giorno finalmente  torno`a prenderci mio padre.  Dissi sorridendo: “Io per te lascerei il mondo intero. Ti amo papà”.

Cosi` nell`estate del 2007 siamo rientrati tutti in Italia: ero come un bambino che va per la prima volta alle giostre! Da allora in Egitto ci andiamo solo in vacanza. L`ultima volta mi ha stupito. “ In Egitto non ci tornero` piu`” ha detto mio padre. “Nessuna sicurezza, nessun diritto, troppi pericoli.” Mio padre ha scelto. Io no. Mi mancano gli affetti familiari, mi mancano le mie radici.
SCENA IX
VOCE NARRANTE: Ecco la ragazza di cui abbiamo ascoltato i pensieri, mentre la folla si avvicinava alle mura della nostra  citta` ideale. E’ siriana, si chiama Nur
Nur:  “ Anche io come tuo padre me ne sono andata. Sono stata costretta. [sorride amaramente] Tutto è cominciato quando una bomba è esplosa nella moschea vicino casa nostra. Ricordo ancora adesso  il rumore assordante dell’esplosione e poi le urla. Attorno solo polvere. Quel giorno mia madre decise che era arrivato il momento di andarsene: Jableh non era più un posto sicuro. Partimmo  su un camion pieno di merci e clandestini diretto in Turchia. In pochi giorni fummo al confine. Qui alcuni uomini ci fermarono per decidere chi far passare e chi no: volevano altro danaro. Ma avevamo speso tutti i nostri risparmi per quel lurido viaggio. Quello che avevamo in tasca non bastava neanche per comprarci qualcosa da mangiare.: Tutto quello che è successo dopo è un vago ricordo,  ero una ragazza sola.  Mi presero  di forza, mi trascinarono in una baracca lì vicino, non riuscii a reagire, ero come morta. Accadde quello che doveva accadere. E ciò che rimane è questo bambino, il frutto innocente di un seme di violenza. (sfiorando la piccola pancia, appena prominente).  Avevo pagato il prezzo del viaggio. Qualche giorno dopo, all’alba,  ci misero tutti ammassati su un barcone. Il viaggio durò giorni,  persi il conto. Non posso credere  di essere sopravvissuta. Ora voglio soltanto il meglio per me e per mio figlio. Solo questo. Io mi fermo qua.”
Commento del coro

Tutto il coro (all`inizio, poi prosegue solo il corifeo): /“Oh sventurata!/ Ascoltare il tuo dolore/ e` una ferita nel cuore./ Possiamo solo immaginare la paura,/ l`umiliazione,/ la vergogna/, il lacerante tormento alla vista dell`assassinio di un caro/: la morte di ogni uomo è una perdita per tutti.  Stolto chi crede  che si possa diventare felici procurando l`infelicita` altrui.  Anche se non potremo ridarti ciò che hai perduto, nel nostro asilo tu e il nascituro sarete al sicuro da ogni ingiustizia e violenza.”

SCENA X

VOCE NARRANTE: Ecco che il corifeo pronuncia il discorso di accoglienza   e proclama i  principi e i diritti della città ideale
Corifeo: Entrate e siate i benvenuti, cittadini del mondo, nella nostra amata città, che se vorrete, sarà la vostra patria. La vostra casa. Qui potrete riposarvi dalle mille fatiche che avete dovuto affrontare
CORO /“Gli uomini/ in certi momenti/ sono padroni del loro destino/” (Shakespeare)

Corifeo: Così è per voi che avete deciso di affrontare pericoli, delusioni e sofferenze per trovare pace e felicità. Certo partire porta con se` una perdita e, dunque, la morte. Muore chi parte respinto, muore chi rimane abbandonato. Abbiamo visto sui vostri volti lacrime di dolore, di amarezza, di protesta, abbiamo ascoltato preghiere di oppressi, a me ora il compito di dare una risposta.
Perchè fermarsi fra noi?
Perche` nella nostra città sarete LIBERI. Liberi da ogni forma di schiavitù, liberi di parlare e di pensare, di lavorare per crescere ed educare i vostri figli, liberi di scegliere. La dignità di ognuno di voi sarà la preoccupazione costante di tutta la città.
CORO:  /Finché anche un solo uomo /non si sentirà libero,/ nessuno di noi lo sarà./”(Spencer)
Corifeo: Perchè fermarsi fra noi?
Perche` nella nostra città TUTTI GLI UOMINI SONO UGUALI
CORO : /“Se noi avessimo conquistato le stelle /ma non avessimo garantito /uguali diritti a tutti gli uomini,/ avremmo fallito”/ (KENNEDY)
Corifeo: Nella nostra città troverete TOLLERANZA, RISPETTO.  Noi non togliamo speranze a un uomo per il colore della sua pelle, per la sua religione, per il luogo della sua nascita. I nostri nemici, infatti, non sono gli altri uomini, ma la tirannia, la poverta`, l`ignoranza, il pregiudizio, la violenza.
CORO:  La tolleranza appare /fra tutte le cose del mondo/ la più adatta a riportarci all’età dell’oro… (Pierre Bayle)
Corifeo: Perchè fermarsi fra noi? Perche` nella nostra citta` NON CI SONO GUERRE TRA I FRATELLI di questa terra
CORO: Noi crediamo/ a “un nuovo mondo /basato sul diritto /dove i forti siano giusti,/ i deboli sicuri,/ e la pace sia preservata”/ (Kennedy)
Corifeo: La nostra citta` e` aperta al mondo, a ogni straniero. Benvenuti, dunque. Siete liberi di decidere di restare, accettando le nostre regole e i nostri valori, ma siete anche liberi di riposarvi e di riprendere il vostro viaggio, quando vi sentirete pronti.  Che ognuno di voi possa trovare qui, nella città della speranza, ciò per cui ha deciso di intraprendere questo lungo viaggio .
Il coro ripete le citazioni dell’orazione con voci singole che si sovrappongono.
CORO /“Gli uomini/ in certi momenti/ sono padroni /del loro destino/” (Shakespeare)
CORO:  /Finché/ anche un solo uomo /non si sentirà libero,/ nessuno di noi lo sarà./”(Spencer)
CORO : /“Se noi /avessimo conquistato le stelle /ma non avessimo garantito /uguali diritti /a tutti gli uomini,/ avremmo fallito”/ (Kennedy)
CORO:  La tolleranza/ appare fra tutte le cose del mondo /la più adatta a riportarci all’età dell’oro… (Pierre Bayle)
CORO: Noi crediamo/ a “un nuovo mondo /basato sul diritto /dove i forti /siano giusti,/ i deboli /sicuri,/ e la pace sia preservata”/ (Kennedy)

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